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La levità dei “Marosi” di Rosalba
Conte
opere in progress
olio su tela / olio e gessetti su tela / misure varie
Immersi nell’incerta, instabile e mutevole odierna società liquida priva
di qualsivoglia ancoraggio, il segno fluttuante di Rosalba Conte è
specchio di realtà e riflesso di emozioni, inquietudini e fragori
dell’animo.
In un gioco tra sottrazione e addizione, tra compressione e dilatazione,
tra sovrapposizioni e dispiegamenti, le opere si manifestano tra il
dentro e il fuori del Vibes: uno spazio che si colloca su di una lingua
di terra tra mare e mare di Capo Misero.
Con un numero di opere a crescere e a decrescere e che, nell’arco di
tempo dell’esposizione, variano e si modificano nell’orientamento di un
sopra-sotto, di un ante-retro o per gradi di rotazione, “Marosi” si
configura e si propone come evento in progress, una mostra da visitare e
rivisitare, perché l’inquietudine, il principale registro della poetica
di Rosalba Conte, non è solo atto creativo, ma soprattutto comunicativo.
La complessità del segno pittorico induce molteplici livelli di lettura
non solo di fruizione individuale, ma con variazioni temporali nello
stesso spettatore, la cui la risposta emotiva è ulteriormente stimolata
dalla possibilità caleidoscopica delle immagini.
L’inquietudine avanza accompagnandosi ad una levità del segno fin quasi
al pudore del non detto che non esclude complessità di contenuti né
stratificazioni materiche e domina sulla tela con tutto il suo portato
esistenziale. Forme e colori di immagini accennate, evanescenti e
surreali fino al monocromo, creano un rimando continuo e ondeggiante tra
vissuto e sospensione, tra vita e metafora, tra oggetto e simbolo.
Se penetriamo maggiormente le tele di Rosalba Conte, possiamo assumerle
come creature risanate dal deflagrare dei transiti emozionali, perché
rivisitate da quel senso analitico e visionario dell’interiorità che ha
superato l’acme e si è posta a riordinarne il movimento caotico.
Nata tra impeto vulcanico e flessuosità marina, la sua pittura di
evanescenti consistenze cromo-materiche mostra la variegatezza e il
fragore del colore lavico, filtrata dalle morbidezze e sonorità delle
atmosfere salmastre. Insofferente alla rappresentazione figurativa, si
proietta da subito verso una tattilità percettiva arricchita da
reminiscenze orfiche, oniriche e surreali che affiorano per osmosi,
quando il peso del caos emozionale diviene insostenibile.
L’artista dà inizio al suo percorso creativo con esposizioni di tele
sciolte che al meglio testimoniano un bisogno di pittura non
contenibile, affinché il fissare e circoscrivere non cristallizzino le
emozioni: il segno, accompagnandosi ad una indefinizione del supporto,
appare vivo e cinetico.
L’incisività del suo gesto, pienamente collocato nella tradizione
dell’informale, emerge al di là dell’esigenza di sperimentazione e la
tela intelaiata non riesce in nessun caso a frenare la comunicazione di
ampio respiro e il registro profondo del cerchio, del vortice, del
frammento non interrotto, della linea spezzata continua: come se ogni
segno fosse in qualche modo sospeso, fotogramma della memoria che
riempie in un attimo e in un attimo è sostituibile dal successivo.
E quando cessa il turbinio, sulla battigia della tela resta il sapiente
gesto pittorico, metaforico e sintetico, simbolico e reale, universale e
condiviso.
Marisa Lepore
Critica d’Arte
Le tele di Rosalba Conte
sono diafani diagrammi verso mondi nei quali manca una linea d’orizzonte
che separi il sopra dal sotto; l’oriente e l’occidente, usuali punti di
riferimento del nostro procedere nello spazio, non hanno più ragione di
esistere, perché assolutamente libero è lo sguardo dell’osservatore che
può scegliere il punto di vista dal quale guardare e subito dopo
penetrare in quel mondo di colore e di forme come Alice che,
precipitando lungo il cunicolo all’inseguimento del coniglio bianco,
vive il completo ribaltamento delle usuali coordinate spazio-temporali.
E come l’occhio scopre
meravigliato nel caleidoscopio forme sempre diverse nella rotazione
impercettibile del sistema di specchi in esso contenuto, così, mutando
l’orientamento dei dipinti di Rosalba Conte, di novanta gradi in novanta
gradi, si assiste con fascinazione al mutare delle forme e al diverso
connotarsi degli stessi colori: appaiono tempeste là dove erano quieti
paesaggi marini o mostruose figure inquietanti dove erano silenziosi
abissi siderali.
La lettura
dell’osservatore, del tutto personale e condotta sull’onda
dell’emotività immanente, è ossigeno vitale per questi dipinti che
esigono prepotentemente il confronto diretto con lo spettatore chiamato
a scegliere la sua personale disposizione fisica della tela.
La meticolosa preparazione
dei fondi dai colori sfumati e appena percepibili è spia di una ricerca
spaziale e formale che annulla la matericità della tela per creare
‘sfondati’ di inusitata profondità e assenza. Una ricerca questa
fortemente connotata dall’intimo sentire dell’artista che nel suo
percorso ha maturato, a partire dalle forme più rigide e geometricamente
disegnate nei contorni dei dipinti degli anni ’80, una pittura fatta di
morbidezze avvolgenti (che spesso richiamano forme di grembi femminili)
e colori compenetrati che schiudono accoglienti abissi e che sono oggi,
la cifra caratteristica del suo fare artistico.
Antonia d’Aniello
Storico dell’Arte
Le tele di Rosalba Conte
assumono tonalità di colore,di sensibilità, di immagini che si
compongono e si disfano con impulsi vorticosi, un getto continuo di
istintiva consapevolezza che irrompe nella tradizione dell’astratto.
La sua pittura, che sembra
trasbordare dai confini naturali del quadro, vive nel flusso dell’arte
contemporanea, che non conosce confini tra linguaggi tradizionalmente
considerati separati.
Le sue tele,
prevalentemente nude, senza intelaiature, sono state esposte sia in
varie mostre della Regione, sia in ambiti non “tradizionali” e con
allestimenti in cui musica, ambiente urbano, architettonico o naturale,
non fungono da semplici contenitori o cornici, ma da elementi
costitutivi della sua operazione artistica.
Prof.ssa Anna Heiz
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Rosalba Conte è senza
scuola, la sua scuola è fatta anzitutto di sensibilità, di gusto del
colore, di immagini che assumono, via via tonalità che si compongono e
si disfanno, sensazioni violente, vorticose, impulsi continui nella
tradizione dell’astratto; che per lei è nella continua tensione che
trasfigura in ritmi repentini, in consapevolezza istintiva, in tagli, in
intrecci e in vortici di colore le dimensioni tonali di accostamenti,
come testimonianza dell’essenza dell’altro nell’immagine; dell’altro
che è concezione espressiva ed ingresso nel turbinio di una materialità
che prima di tutto è trasfigurazione psicologica ed esistenza di un
concreto nell’astratto; dell’altro che si rigenera sempre come
idea primaria in un assoluto quasi corporeo, nel quale il colore è
continuità di metafigure estremamente rielaborate, riviste, rivisitate
nella prima percezione, e quindi senza corporeità; dell’altro che
è anche origine del mondo, del caos, della dinamicità degli elementi;
dell’altro che accentua nelle fattezze della sua materialità la
gioia di una vivacità originaria.
Mario Maiorino
Critico d’Arte
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