Rosalba
Conte
 

 Rosalba Conte's Paintings
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Marosi - Locandina
16 maggio • 13 giugno 2010
Mostra d’arte contemporanea a cura di Marisa Lepore
Vibes on the beach • Capomiseno
Via Plinio il Vecchio 20 • Bacoli

 Materiali per la mostra in Cina

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1982 – Mostra personale “Tele al vento”
           Studio terrazza Avitabile – Napoli

1983 – Mostra personale “Quadri in esibizione”
           Castel dell’Ovo – Napoli

1986 – Mostra personale “NERO e BLU”
           Video bar Be Bop – Napoli

1988 – Collettiva di pittori Campani
            “Tendenze ed Evoluzioni”
            Archi dell’Hotel Victoria – Cava dei Tirreni

1988 – Mostra personale “Momenti di danza poesia ed arti visive”
           Circolo culturale dell’Italsider – Bagnoli (NA)

1989 – Collettiva “Omaggio alla Vita”
           Teatro Mediterraneo – Napoli

1989 – Collettiva “Napoli come nasce un giardino cromatico”
            Sala Gemito – Napoli

1990 – Collettiva “Omaggio alla Vita”
           Teatro Mediterraneo – Napoli 3° Premio

1990 – Gemellaggio artistico fra artisti della Calabria e della Campania

1990 – Rassegna di Musica Contemporanea:
           Esecuzione dell’opera: Oplonti 2
           composta dal Maestro Lucio Maria Lo Gatto su diapositive
           tratte da dipinti di Rosalba Conte

1990 -  Collettiva “Sfrattinatto”
            Villa Arena Ercolano (NA)

1991 – Collettiva “Impronte Metropolitane”
           Villa Comunale Montesarchio (BN)

1991 – Collettiva Premio nazionaledi Pittura “G. De Nittis”
           Napoli

1991 – Collettiva Accademia del Parnaso
           Teatro Arcobaleno - Secondigliano – Napoli

1991 – Collettiva “Mostra di Pittura e Fotografia”
           Sala Gemito – Napoli

1991 – Nell’ambito del “Progetto Psycho” 
          Programma multidisciplinare per la ricerca dell’equilibrio psico-fisico,
          intervento su: “Le attività ricreative in risposta allo stress”
          Sala Gemito - Napoli

1992 – Collettiva  Transiti premio “Città nuova”
           Cinema Teatro Roma – Portici (NA)

1992 – Mostra concorso di pittura “Primavera in collina”
            Napoli

1992 – Collettiva “Mostra nello scasso”
           Scasso Spigno - Casoria (NA)

1992 – Collettiva “Ambiente Donna”
           Villa Comunale – Napoli

1993 – Mostra collettiva di pittura e fotografia
           “Due pittrici e due fotografi”
            Maggio Cimitilese - Cimitile (NA)

1994 – Collettive “Piazza per la Libertà”
           Musica , arte, spettacolo
           Pomiglianod’Arco (NA)

1998 – Collettiva “Millennium”
           Chiesa  S. Francesco delle Monache – Napoli

1998 – Collettiva “Premio Megaris”
           Cappella di Monte di Procida – Pozzuoli (NA)

2000 – Collettiva “Napoli nel 2000”
           Piazza Dante – Napoli

2001 – Collettiva “Festa della Primavera”
           Porto Granatello – Ercolano (NA)

2003 – Performance in occasione dell’inaugurazione del Club “perbacco”
           Bacoli (Na)

2005 - Da Delfi a Cuma passando per ..
          Bacoli (NA)

2005 - Vertigo                   
Testo critico
          Diamante (CS)

2005 - Blu per Batis           
Testo critico
          Bacoli (NA)

2005 - L'altrove ritrovato    
Segnalibro e locandina
                                        Cartoline
          Chiesa di S. Severo al Pendino, Napoli

2007 - Il racconto delle arti figurative
          Sola nel sole a Meta di Sorrento (NA)

2007 - Percorsi dell'arte: Ucronie
          Sola nel sole a Meta di Sorrento (NA)

2009 - Marosi
         
Vibes on the beach, Capomiseno (NA)
 

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La levità dei “Marosi” di Rosalba Conte
opere in progress olio su tela / olio e gessetti su tela / misure varie

Immersi nell’incerta, instabile e mutevole odierna società liquida priva di qualsivoglia ancoraggio, il segno fluttuante di Rosalba Conte è specchio di realtà e riflesso di emozioni, inquietudini e fragori dell’animo.
In un gioco tra sottrazione e addizione, tra compressione e dilatazione, tra sovrapposizioni e dispiegamenti, le opere si manifestano tra il dentro e il fuori del Vibes: uno spazio che si colloca su di una lingua di terra tra mare e mare di Capo Misero.
Con un numero di opere a crescere e a decrescere e che, nell’arco di tempo dell’esposizione, variano e si modificano nell’orientamento di un sopra-sotto, di un ante-retro o per gradi di rotazione, “Marosi” si configura e si propone come evento in progress, una mostra da visitare e rivisitare, perché l’inquietudine, il principale registro della poetica di Rosalba Conte, non è solo atto creativo, ma soprattutto comunicativo.
La complessità del segno pittorico induce molteplici livelli di lettura non solo di fruizione individuale, ma con variazioni temporali nello stesso spettatore, la cui la risposta emotiva è ulteriormente stimolata dalla possibilità caleidoscopica delle immagini.
L’inquietudine avanza accompagnandosi ad una levità del segno fin quasi al pudore del non detto che non esclude complessità di contenuti né stratificazioni materiche e domina sulla tela con tutto il suo portato esistenziale. Forme e colori di immagini accennate, evanescenti e surreali fino al monocromo, creano un rimando continuo e ondeggiante tra vissuto e sospensione, tra vita e metafora, tra oggetto e simbolo.
Se penetriamo maggiormente le tele di Rosalba Conte, possiamo assumerle come creature risanate dal deflagrare dei transiti emozionali, perché rivisitate da quel senso analitico e visionario  dell’interiorità che ha superato l’acme e si è posta a riordinarne il movimento caotico.
Nata tra impeto vulcanico e flessuosità marina, la sua pittura di evanescenti consistenze cromo-materiche mostra la variegatezza e il fragore del colore lavico, filtrata dalle morbidezze e sonorità delle atmosfere salmastre. Insofferente alla rappresentazione figurativa, si proietta da subito verso una tattilità percettiva arricchita da reminiscenze orfiche, oniriche e surreali che affiorano per osmosi, quando il peso del caos emozionale diviene insostenibile.
L’artista dà inizio al suo percorso creativo con esposizioni di tele sciolte che al meglio testimoniano un bisogno di pittura non contenibile, affinché il fissare e circoscrivere non cristallizzino le emozioni: il segno, accompagnandosi ad una indefinizione del supporto, appare vivo e cinetico.
L’incisività del suo gesto, pienamente collocato nella tradizione dell’informale, emerge al di là dell’esigenza di sperimentazione e la tela intelaiata non riesce in nessun caso a frenare la comunicazione di ampio respiro e il registro profondo del cerchio, del vortice, del frammento non interrotto, della linea spezzata continua: come se ogni segno fosse in qualche modo sospeso, fotogramma della memoria che riempie in un attimo e in un attimo è sostituibile dal successivo.
E quando cessa il turbinio, sulla battigia della tela resta il sapiente gesto pittorico, metaforico e sintetico, simbolico e reale, universale e condiviso.

 

Marisa Lepore
Critica d’Arte
 


 

Le tele di Rosalba Conte sono diafani diagrammi verso mondi nei quali manca una linea d’orizzonte che separi il sopra dal sotto; l’oriente e l’occidente, usuali punti di riferimento del nostro procedere nello spazio, non hanno più ragione di esistere, perché assolutamente libero è lo sguardo dell’osservatore che può scegliere il punto di vista dal quale guardare e subito dopo penetrare in quel mondo di colore e di forme come Alice che, precipitando lungo il cunicolo all’inseguimento del coniglio bianco, vive il completo ribaltamento delle usuali coordinate spazio-temporali.

E come l’occhio scopre meravigliato nel caleidoscopio forme sempre diverse nella rotazione impercettibile del sistema di specchi in esso contenuto, così, mutando l’orientamento dei dipinti di Rosalba Conte, di novanta gradi in novanta gradi, si assiste con fascinazione al mutare delle forme e al diverso connotarsi degli stessi colori: appaiono tempeste là dove erano quieti paesaggi marini o mostruose figure inquietanti dove erano silenziosi abissi siderali.

La lettura dell’osservatore, del tutto personale e condotta sull’onda dell’emotività immanente, è ossigeno vitale per questi dipinti che esigono prepotentemente il confronto diretto con lo spettatore chiamato a scegliere la sua  personale disposizione fisica della tela.

La meticolosa preparazione dei fondi dai colori sfumati e appena percepibili è spia di una ricerca spaziale e formale che annulla la matericità della tela per creare ‘sfondati’ di inusitata profondità e assenza. Una ricerca questa fortemente connotata dall’intimo sentire dell’artista che nel suo percorso ha maturato, a partire dalle forme più rigide e geometricamente disegnate nei contorni dei dipinti degli anni ’80, una pittura fatta di morbidezze avvolgenti (che spesso richiamano forme di grembi femminili) e colori compenetrati che schiudono accoglienti abissi e che sono oggi, la cifra caratteristica del suo fare artistico.

 

Antonia d’Aniello
Storico dell’Arte
 


 

Le tele di Rosalba Conte assumono tonalità di colore,di sensibilità, di immagini che si compongono e si disfano con impulsi vorticosi, un getto continuo di istintiva consapevolezza che irrompe nella tradizione dell’astratto.

La sua pittura, che sembra trasbordare dai confini naturali del quadro, vive nel flusso dell’arte contemporanea, che non conosce confini tra linguaggi tradizionalmente considerati separati.

Le sue tele, prevalentemente nude, senza intelaiature, sono state esposte sia in varie mostre della Regione, sia in ambiti non “tradizionali” e con allestimenti in cui musica, ambiente urbano, architettonico o naturale, non fungono da semplici contenitori o cornici, ma da elementi costitutivi della sua operazione artistica.

 

Prof.ssa Anna Heiz
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici


 

Rosalba Conte è senza scuola, la sua scuola è fatta anzitutto di sensibilità, di gusto del colore, di immagini che assumono, via via tonalità che si compongono e si disfanno, sensazioni violente, vorticose, impulsi continui nella tradizione dell’astratto; che per lei è nella continua tensione che trasfigura in ritmi repentini, in consapevolezza istintiva, in tagli, in intrecci e in vortici di colore le dimensioni tonali di accostamenti, come testimonianza dell’essenza dell’altro nell’immagine; dell’altro che è concezione espressiva ed ingresso nel turbinio di una materialità che prima di tutto è trasfigurazione psicologica ed esistenza di un concreto nell’astratto; dell’altro che si rigenera sempre come idea primaria in  un assoluto quasi corporeo, nel quale il colore è continuità di metafigure estremamente rielaborate, riviste, rivisitate nella prima percezione, e quindi senza corporeità; dell’altro che è anche origine del mondo, del caos, della dinamicità degli elementi; dell’altro che accentua nelle  fattezze della sua materialità la gioia di una vivacità originaria.

 

Mario Maiorino
Critico d’Arte
 

 
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